lunedì 16 settembre 2013

Un'altra tappa... Saverio Malaspina



Prosegue il racconto… e l’album prende forma!

10 luglio: Saverio Malaspina

Al fine di rendere il disco maggiormente ricco di sfumature e colori io e Rox abbiamo pensato di utilizzare tre diversi batteristi alternati a seconda dei pezzi. Tengo molto all'aspetto ritmico e siccome le canzoni sono abbastanza diverse l'una dall'alta questa idea mi sembrava particolarmente azzeccata.
Per dare il via alle registrazioni abbiamo quindi convocato il primo dei batteristi prescelti: Saverio Malaspina. Saverio è conosciuto nel giro del rock italiano per essere stato il batterista dei Meganoidi, popolare formazione indie attiva da molti anni. Suonando rock Saverio ha affinato la sua potenza anche perché originariamente egli proveniva dal jazz. La mia scelta è caduta su di lui proprio per questa magica commistione di potenza e raffinatezza che lo contraddistingue.
Con Saverio lo scorso 10 luglio abbiamo quindi registrato quattro pezzi su sette e il risultato è stato eccezionale, al di sopra di qualsiasi mia aspettativa. Saverio si è superato, unendo alla grande le sue influenze jazz e rock e riversando un quintale di passione sulle mie composizioni. L'ho visto alle prese con momenti realmente complicati, le cose più difficili che io abbia mai scritto, superati con calma, sangue freddo e grandissime capacità tecniche. Un vero professionista che ha saputo infondere nella mia musica il giusto calore e potenza. Cuore e cervello. I suoni che Rox ha sapientemente tirato fuori nella registrazione poi sono stati qualcosa di superiore. La batteria, senza ancora gli effetti che andranno a consolidare il tutto nel momento del missaggio, suonava letteralmente devastante.
Che bellezza ed emozione poi cominciare a sentire i pezzi nascere alla loro vita reale! Dopo mesi passati ad ascoltare i demo, che per quanto realistici rispetto a ciò che verrà sono sempre cose suonate interamente da me servendomi soprattutto di tastiere e loop, ecco ora che i veri strumenti musicali entrano a dar vera vita alle canzoni. Strumenti che ricalcano quello che io ho indicato nei demo ma fanno anche moltissimo di più, rendono vivo il pezzo e infondono in esso l'umanità del musicista. Io ho fornito la traccia su cui partire, il bravo strumentista ne fa tesoro e aggiunge il suo cuore per creare l'amalgama che renderà il tutto reale.
Momenti per me fondamentali poi sono quelli in cui un pezzo, che fino a quel momento era stato concepito in un determinato modo, cambia a seconda degli input del momento che il musicista mi sta trasmettendo. Ad esempio provando i suoni della batteria Saverio è partito con un tempo veloce e sincopato che mi ha fatto venire in mente una variazione che avremo potuto inserire ne "La certezza impossibile", ove il tempo originariamente si muoveva su un un 4/4 lento per tutta la durata. Il momento veloce è andato ad arricchire un punto del pezzo che adesso è molto più brioso e movimentato rispetto al continuo ritmo iniziale, salvo poi nel finale tornare al tempo di inizio e concludere il tutto in gloria, come io adoro fare. Ci sono stati poi un pattern ritmico realmente astruso su "La quarta vittima", studiato battuta per battuta e reso diverso da come io lo avevo pensato ma anche assai più d'impatto, e il momento rockeggiante di "L'interno di un volto", ove Saverio ha tirato fuori tutta il suo lato più selvaggio. A concludere il tutto il crescendo di "Una sera d'inverno" ove Rox si è divertito a effettare la batteria con un suono originalissimo che è andato a fondersi con un altra parte, questa volta suonata dallo strumento senza particolari effetti. Insomma, come mi aspettavo sono stati due giorni di grandi e stimolanti idee. Esattamente quello che volevo.
Terminato il lavoro con Saverio è toccato al secondo batterista.

Un piccolo estratto dalla performance di Saverio, purtroppo non ho avuto la possibilità di filmarlo mentre suonava ma qui potete ascoltare il risultato già fatto e finito ne “La quarta vittima”


giovedì 12 settembre 2013

Il nuovo album solista di Fabio Zuffanti: la genesi...





Orbene, cominciamo dall'inizio, ovvero dall'idea primigenia per questo nuovo album solo.
Dopo La foce del ladrone del 2011, un disco decisamente orientato verso certo pop, all'inizio di quest'anno mi è venuto in mente di realizzare un concept basato su un libro che amo molto: Lo specchio nello specchio di Michael Ende, una raccolta di racconti surreal/gotico/grotteschi che ho sempre adorato. Essendo una passione del tutto personale ho deciso da subito di farne il mio quarto album solista.
Il percorso musicale nei dischi a mio nome è stato fin’ora alquanto frastagliato: sono infatti passato dall'elettronica del primo lavoro (Fabio Zuffanti, 2009), al cantautorato ambient del secondo (Ghiaccio, 2010), alla canzone tout-court de La foce....
Con il quarto volevo una svolta totale tornando alle mie radici prog, ma arricchendo il tutto con il grande bagaglio di esperienze e ascolti accumulati in questi vent'anni di musica. Il prog sinfonico, certo, ma anche il jazz-rock, il post-rock la psichedelia e moltissimo altro.
La composizione delle sette tracce che faranno parte del cd è iniziata lo scorso marzo e mi ha impegnato fino a maggio. Solitamente compongo con la chitarra acustica o il pianoforte. Mi siedo, butto giù diversi riff e mi faccio trasportare dalla canzone che dopo poco sembra dirigermi e impormi la direzione da prendere. Non decido quasi mai a tavolino quanto deve essere lungo un pezzo, quanti cambi di tempo deve contenere e quante atmosfere. Semplicemente la canzone decide da sola tutto ciò.
Mentre componevo le linee guida strumentali ci scappava anche qualche melodia cantata, ma alla fine quelle contenute nel disco sono risultate poche, minimaliste e sistemate in punti ben precisi. Nel calderone di idee c’era anche un brano strumentale molto pinkfloydiano che però non mi convinceva in pieno, specie dopo che un giorno, del tutto inaspettatamente, ho partorito un altro pezzo che si è rivelato essere una delle cose più incredibili che io abbia mai realizzo. Incredibile perché è letteralmente un pezzo pazzo, con cambi continui/impossibili e mille sfaccettature. Dal prog, al jazz, al funky, all'hard, a Zappa e ritorno. Tutto in pochi minuti (con i suoi quattro minuti è infatti il pezzo più breve dell'album). Questa cosa è cresciuta fino al punto da farmi pensare a essa come pezzo-simbolo del disco. La quarta vittima” (questo il titolo) sarà quindi il “singolo” e relativo video che proprio in questi giorni sto progettando. Una scelta che farà discutere.
A parte questa sorpresa finale il resto della composizione si è svolto in maniera fluida e senza particolari intoppi, e credo di essere riuscito a fissare in musica molte delle atmosfere di cui il libro di Ende è permeato.
Create le strutture di testi e musiche mi sono apprestato a realizzare dei demo casalinghi con arrangiamenti basilari per dare un’idea dell’insieme ai musicisti che vi avrebbero suonato. Nel frattempo ho discusso con l'etichetta discografica (AMS) di tutti i dettagli e, ottenuto l'ok per il progetto, e ne ho parlato con il mio uomo di fiducia: Rossano “Rox” Villa, patron degli Hilary studio.
Essendo un musicata totalmente autodidatta sono molte le nozioni tecniche che mi sfuggono, e spesso tendo a comporre infilando dentro mille idee, a volte un pò difficili da razionalizzare per chi vi dovrà suonare. Da musicista e fonico dotato di orecchio sopraffino quale egli è, Rox mi aiuta a sistemare il tutto, a rivedere le parti e a scegliere i musicisti. Oltre ciò mi suggerisce un sacco di nuovi e interessanti spunti per arricchire il progetto. Con piena fiducia gli ho quindi assegnato il compito di direttore artistico.
 Agli inizi di luglio eravamo pronti per iniziare!

P.S. Per chi fosse interessato a leggere il libro di Ende, lo si può trovare online al seguente link:

Se posso permettermi però vi consiglierei il caro vecchio metodo dell'acquisto e della sana lettura in poltrona:



martedì 10 settembre 2013

News from "Zuffanti's World"


Hello everyone, here's some news on the new solo album that I'm recording.
The work is progressing great and I'd say it's time to reveal the musicians who are participating in the project with great passion and enthusiasm.
We started with the drums, and not one but three musicians have been involved for this instrument; Saverio Malaspina (perpetually on the border between jazz and rock, in force in the indie band Meganoidi), Paolo Tixi (coming from proggers Il Tempio Delle Clessidre) and Enzo Zirilli (internationally renowned jazz musician with a great number of famous collaborations).
When we have finished the "percussive" recordings we completed the rhythmic section with electric bass, fretless and double bass of Riccardo Barbera (versatile instrumentalist who happily ranges between jazz, rock, classical, folk and much more).
On the rhythmic section then are intervened the keyboards of Emanuele Tarasconi (keyboard-wizard of the Unreal City, young Italian prog band, revelation of the year with their first album "La crudeltà di Aprile") than with electric + acoustic piano, Hammond organ, Mellotron and Minimoog has added the right spices that can't miss in a prog album.
But we had also another keyboard-man! Infact we realized that in a piece we needed a more jazzy touch, so we turned to Alberto Tafuri (famous italian musician, producer, arranger and much more) that it turned out great admirer of prog and that was happy to get on board and give us a hand.
On this refined and powerful musical base has spread its magical horns (alto and soprano sax + flute) Gian Marco "Pantera" Pietrasanta. Mythical figure of the Genovese scene, specializing in jazz, funk and folk.

This is what has been done so far but the work are certainly not finished. The next two weeks we'll complete the recordings with the sparkling guitars of Laura Marsano (already in force in la Maschera Di Cera) and the violin of Fabio Biale. To this we'll add a few small cameo by two of my long time collaborators: Luca Scherani (Hostsonaten, la Coscienza Di Zeno) and Agostino Macor (Finisterre, Maschera Di Cera), respectively on vibraphone and theremin.
In all this great work I have to thank especially a person who is directing, arranging, reviewing, playing (additional keyboards, strings and trombone) and pulling out all his talent to record and mix it all up: Rossano "Rox" Villa, owner of Hilary studio, where the works are taking place.
What is left? My vocals and the precious backing vocals by Simona Angioloni (Aries). Then the mix, where we'll have to finally build the "proper" album, and the mastering.
If things go as they should in the end of September we will have the master in our hands.
In the coming weeks will be done a photo shoot in Milan and maybe one of these shots will serve as a cover; we'll see. Then we will think about the videoclip, to coordinate with the press offices and create the right expectation for the release of the album which will take place January 15, 2014. The disc will contain seven pieces, one of long duration and the others almost all over the seven minutes. There is a great deal of symphonic prog, jazz, a bit of electronics, winding and indecipherable melodies, light and darkness and A LOT of heart and passion on my part and all the musicians involved.
Title? Do not know yet but I'll think well in the coming weeks. AMS / BTF will publish it and are not excluded special editions and various surprises.

I think that's all for now, if you feel like on my YouTube channel you can enjoy some clips on the various recordings: 
Fabio




lunedì 9 settembre 2013

News dal "Mondo Zuffanti"





Ciao a tutti, inizio oggi ad utilizzare questo blog, aiutato da  MAT service, con lo scopo di rendere pubblico il mio diario che condurrà all’uscita del mio prossimo album, a metà gennaio 2014. E’ un’esperienza nuova, anche per il pubblico, da sempre abituato a ritrovarsi tra le mani qualcosa di molto chiaro e definito, senza però conoscere il lavoro di molte persone, tecnici e artisti, che hanno sempre un ruolo determinante, ma purtroppo oscuro.
Non ho la pretesa di suscitare l’interesse di tutti gli appassionati di musica, ma forse presentare un disco sotto una nuova forma, facendone vedere la crescita progressiva, aumenta il senso della condivisione e potrebbe assumere una valenza didattica, soprattutto per i giovani musicisti.
All’interno del blog è possibile visionare articoli del passato che spaziano in modo trasversale sui miei progetti.
Ma tuffiamoci subito sulle news relative a questo nuovo disco solista che è in fase di registrazione. 
I lavori procedono alla grande e direi che è il momento di svelare i musicisti che stanno partecipando al progetto con grande passione ed entusiasmo. 
 
Abbiamo cominciato con le batterie e non uno, bensì tre musicisti si sono avvicendati allo strumento; Saverio Malaspina (perennemente al confine tra jazz e rock, in forza nel gruppo indie Meganoidi), Paolo Tixi (proveniente dai proggers il Tempio Delle Clessidre) ed Enzo Zirilli (jazzista di fama internazionale con una miriade di rinomate collaborazioni). Una volta terminate le registrazioni "percussive" abbiamo completato le ritmiche con il basso elettrico, fretless e contrabbasso di Riccardo Barbera (poliedrico strumentista che spazia allegramente tra jazz, rock, classica, folk e molto altro).
Sulla base ritmica sono poi intervenute le tastiere di Emanuele Tarasconi (keyboard-wizard degli Unreal City, giovanissima formazione prog italiana, rivelazione dell'anno in corso con il loro primo album "La crudeltà di Aprile") che con piano elettrico e acustico, organo hammond, mellotron e minimoog ha inserito le giuste spezie alle quali un disco prog degno di questo nome non può rinunciare. A proposito di tastiere, visto che ci siamo resi conto che in un pezzo abbisognavamo di un tocco più jazzistico ci siamo rivolti ad Alberto Tafuri (musicista, produttore, arrangiatore e moltissimo altro. Per farla breve lo avrete visto anche come vocal-coah nelle ultime due edizioni di X-Factor insieme a Elio) che si è scoperto grande estimatore di prog e affini ed è stato felice di salire a bordo e darci una mano.
Su questa raffinata e potente base musicale ha steso i suoi magici fiati (sax soprano + contralto e flauto traverso) Gian Marco "Pantera" Pietrasanta, figura mitica delle scena genovese, specializzato in jazz, funky e folk. 
Questo è quanto fatto finora, ma i lavori non sono certo terminati; nelle prossime due settimane completeremo le registrazioni con le sfavillanti chitarre di Laura Marsano (già in forza ne la Maschera Di Cera) e il violino di Fabio Biale. A questo aggiungeremo un paio di piccoli cameo da parte dei due miei storici collaboratori: Luca Scherani (Hostsonaten, la Coscienza Di Zeno) e Agostino Macor (Finisterre, la Maschera Di Cera) rispettivamente a vibrafono e a theremin.
In tutto questo grande lavoro devo ringraziare particolarmente una persona che sta dirigendo, arrangiando, rivedendo, suonando (mellotron, tastiere aggiuntive, archi e trombone) e tirando fuori tutto il suo talento per registrare e mixare il tutto: Rossano "Rox" Villa, patron degli Hilary Studio, ove i lavori si stanno svolgendo.
Cosa resta? La mia voce e i preziosi backing vocals di Simona Angioloni (Aries). Poi il mixaggio ove ci divertiremo finalmente a costruire il disco "propriamente detto" e il mastering. Se le cose vanno come devono a fine settembre avremo il master in mano.
Nelle prossime settimane sarà realizzato un servizio fotografico in quel di Milano e forse uno di questi scatti servirà da copertina, vedremo. Poi ci sarà da pensare al video, a coordinarsi con gli uffici stampa e a creare la giusta aspettativa per
l'uscita dell'album che avverrà il 15 gennaio 2014. Il disco conterrà sette pezzi, uno di lunga durata e gli altri quasi tutti al di sopra del sette minuti. C'è moltissimo prog sinfonico, jazz, un pizzico di elettronica, melodie tortuose e indecifrabili, luce, oscurità e tantissimo cuore e passione da parte mia e di tutti i musicisti coinvolti.
Titolo? Ancora non lo so ma ci penserò bene nelle prossime settimane. AMS/BTF pubblicherà il tutto e non sono escluse edizioni speciali e sorprese varie.
Penso sia tutto per ora, se avete voglia sul mio canale You Tube potete gustarvi alcuni clip riguardanti le varie registrazioni: 
A seguire ... un assaggio:
A presto con nuovi aggiornamenti 
Fabio 



English version


lunedì 18 febbraio 2013

La Maschera di Cera-Flower Flash e Psycho Praxis al Verdi di Genova

Fotografia di Enrico Rolandi

15 febbraio 2013 dedicato al Prog, a Genova, mentre impazzava il Festival di Sanremo.
Il Teatro Verdi di Sestri Ponente ha infatti ospitato in un colpo solo tre band dalle caratteristiche diverse, dalle esperienze più o meno importanti, ma con in comune l’amore per un genere musicale che significa innanzitutto impegno e passione.
La serata era costruita attorno ad un evento principale, la prima live dell’album de La Maschera di Cera, “Le Porte del Domani”.
Il disco, nonostante sia un “neonato”, sta raccogliendo consensi molto ampi, e per la presentazione ufficiale live Black Widow Records e AMS Records/BTF, organizzatori dell’evento, scelgono il contorno di giovani band dalle grandi potenzialità.
Pubblico numericamente non adeguato all’evento, ma per non aprire la solita e spesso sterile polemica, legata alle attitudini e abitudini dei fruitori della musica - o presunti tali - sorvolerò, evitando ogni tipo di commento. Certo è che la performance di qualsiasi artista ha un’intensità direttamente proporzionale al calore provocato dall’audience, riscaldamento naturale che nell’occasione ha avuto lenta progressione - fatto fisiologico - e di questo hanno forse patito i Flower Flash e gli Psyco Praxis, gruppi che hanno comunque dimostrato grande professionalità.
Iniziano i Flower Flash di Albenga, dopo una breve presentazione del tastierista Alberto Sgarlato. Non è molto il tempo a disposizione, per ovvi motivi di condivisione dello spazio disponibile, e nella mezz’ora stabilita presentano brani tratti dall’album "Duck in the box"
Due le novità, almeno per il sottoscritto: la presenza del cantante Daniel Elvstrom, che non avevo ancora sentito dal vivo, ed un rifacimento prog del tutto anomalo, peraltro affascinante, la riproposizione di “Una ragione di più”, brano siglato dal duo Vanoni-Reitano, una delle più belle canzoni mai scritte, ma sicuramente non ideologicamente accostabili, in linea di principio, al tema della serata. E invece l’arrangiamento e il nuovo ritmo imposto hanno cambiato la faccia - ma non la bellezza che è connaturata al brano - di un must senza tempo. Coraggio e soddisfazione per questi giovani savonesi:




A seguire una band assolutamente nuova, gli Psycho Praxis di Brescia, recente scoperta della BWR che ritaglia per loro la prima uscita ligure.
Andrea Calzoni, il cantante e flautista, racconta dal palco gli inizi musicali della band e l’avvicinamento al prog, avvenuto come spesso accade per merito di “encomiabili” genitori capaci di trasferire, anche, alternativi messaggi musicali.
Il genere è realmente vintage, un rock abbastanza “forte e preciso”, che ricorda a tratti il mondo dei Jethro Tull, non solo per l’utilizzo del flauto traverso, ma anche per l’aspetto visual, che riporta immediatamente al primo Anderson, ma è tipico per chi ama quel mondo appropriarsi istintivamente di alcune movenze del mitico Ian.
Poco più di mezz’ora di spettacolo non consente un giudizio completo, ma ciò che questi ragazzi hanno messo in mostra lascia ben sperare, perché il talento e le idee chiare non mancano, e i risultati non tarderanno ad arrivare:



E arriva il clou, cala momentaneamente il sipario mentre avviene l’ultimo cambio palco.
Martin Grice, antico Delirium, ospite della Maschera di Cera sia su disco che sul palco, racconta le sue impressioni e parla di futuro, mentre al di là della tenda Zuffanti e soci si preparano.
Pillole dal repertorio passato in attesa della lunga suite che racconta una possibilità evolutiva della storia iniziata quarant’anni fa da LE ORME, quella dei due mondi, Felona e Sorona.
Formazione consolidata (presentata nel video a seguire) con due ospiti, il Martin Grice già citato, al flauto e sax, e Laura Marsano alle chitarre.
Il mio giudizio sull’album - quindi su ciò che è aspetto “studio” -  è fruibile al seguente link:
Ciò che invece va in scena nelle rappresentazioni live è qualcos’altro … è l’incontro tra pubblico e artista, spesso condizionato da molteplici fattori, in un gioco del dare e avere che niente ha a che vedere con il potenziale tasso tecnico e comunicativo.  
Credo che un minimo di delusione e frustrazione (da partecipazione) ci sia stata, e la conseguenza poteva essere una sorta di demotivazione da palco, con l’aggiunta di una discreta responsabilità nei confronti delle due band “giovani”, che sicuramente guardano alla MDC come ad un punto un po’ lontano, ma modello sul cui percorso occorrerebbe fare opera di benchmarking.
Bene, tutto questo possibile damage non c’è stato, e il mestiere degli attori in campo è venuta fuori in toto.
Fabio Zuffanti, Alessandro Corvaglia e Maurizio Di Tollo sono un trio collaudato da differenti collaborazioni e l’affiatamento è risultato evidente. Molto apprezzato il “tocco” di Agostino Macor, tessitore instancabile di trame complicate che lui ha reso apparentemente semplici; un vero piacere vedere i duetti di flauto tra Andrea Monetti ed uno degli ospiti… il mito - come uomo e artista - Martin.
Impossibile non stabilire con lui un rapporto empatico, a pelle, e gli incontri con Grice, anche per chi non è particolarmente interessato alla musica, sono sempre fonte di estremo piacere.
Un piacere è stato anche il vederlo muoversi liberamente per il palco con sax e flauto, e ho immaginato Fabio Zuffanti  felice di questa collaborazione, in equilibrio tra live e studio.
Una bella sorpresa anche Laura Marsano, inattiva da molto tempo per i soliti problemi familiari che generalmente toccano molto le donne, e molto poco gli uomini. A fine concerto la incontro e fa un po’ di autocritica, ripensando alla normale ruggine da smaltire, ma a me è piaciuta e ho trovato enorme materiale tecnico e umano.
Un plauso anche al grande lavoro dei tecnici - Alessandro Mazzitelli e Rox Villa - “gestori” di una situazione non certo semplice.
Presto sarà realizzato il DVD dell’evento e sarà quello il momento giusto per rimediare alla mancata partecipazione alla serata, e penso che la rivisitazione, a distanza di tempo, potrà trasmettere nuovo piacere anche a chi era presente.

martedì 22 gennaio 2013

La Maschera Di Cera-“Le Porte Del Domani”


Le Porte Del Domani” è il nuovo album de La Maschera Di Cera, uno dei tanti progetti di Fabio Zuffanti che è il propositore di una intensa ancorché lucidissima azione musicale che appare a tratti trabordante.
Capiamoci, mettere in circolo materiale a raffica è ai giorni nostri cosa possibile, ma la qualità, la precisione, il coraggio di questo leader geniale (fuggo dal termine prog-man, assai riduttivo) ha qualcosa di sorprendente: da dove sgorgano copiose le idee? Come si raggiungono obiettivi diversi, perseguiti in modo parallelo?
Un paio di mesi fa, ad una precisa domanda legata alle news MDC, Fabio rispondeva dalle pagine di MAT2020:

… stiamo per varare un progetto molto importante, forse il più importante della nostra carriera, un nuovo album che sarà una sorta di summa del lavoro degli ultimi dieci anni e rappresenta il nostro totale - e forse definitivo - omaggio alla stagione dorata del prog italiano con la particolarità che del disco sarà disponibile un'edizione cantata in italiano e una in inglese, cosa mai sperimentata prima dalla MDC, ma che ci ha dato grandi soddisfazioni”.

Il coraggio, come scrivevo poc’anzi, non è certo mancato.
Fornire un “omaggio alla stagione dorata del prog italiano” significa nello specifico riprendere in mano un capolavoro del passato, quel “Felona e Sorona” che compie giusto 40 anni, creazione de LE ORME, il cui valore trovò una sorprendente consacrazione internazionale.
Quali le motivazioni di questo follow up? Azzardo, al di là delle affermazioni ufficiali:
omaggio al prog e a una band seminale, punto di riferimento per generazioni di musicisti( e ascoltatori); desiderio di proporsi come prosecutori di un filone che, pur rinnovato, tiene ben saldo il legame col passato; nostalgia, sfida (nel senso del mettersi alla prova) e piena coscienza delle proprie capacità.
Esiste poi il bisogno di chiudere il cerchio, di trovare un finale alla storia dei due mondi, Felona e Sorona, lasciata incompiuta, una saga che mette in scena l’eterno scontro tra il bene e il male, che ne Le Porte Del Domani” trova la perfetta conclusione, il raggiungimento della luce alla fine di un lungo tunnel buio.
Un iter drammaticamente attuale, con culture in perenne lotta, con amori contrastati, con solitudine e infelicità, con l’universo femminile come guida autorevole verso la saggezza, e con un Dio… umano e comprensivo.
Anche la copertina ha un forte link con l’album de LE ORME, essendo stata curata da Lanfranco, il pittore che creò il dipinto originale di “Felona e Sorona” e che ha messo a disposizione della MDC la sua opera del 1968 “Gli amanti del sogno”.
 “Le Porte Del Domani”, pubblicato da  AMS Records/BTF è anche estremamente completo dal punto di vista del pacchetto editoriale: CD in italiano, in inglese,  LP, e in più uno speciale box contenente la litografia su plexiglass del dipinto e tutte le versioni di CD e LP.
L’utilizzo della doppia lingua mi ha permesso di fare un’esperienza nuovissima, ovvero l’ascolto comparato delle due versioni della suite da quarantacinque minuti, suddivisa in nove capitoli. Tra gli intenti della band, la ricerca dell’equilibrio tra suoni che dovevano profumare di passato, ma con una veste decisamente moderna: risultato pienamente raggiunto, e occorre dire che gli Hilary Studio di Rox Villa sono ormai un luogo sacro e collaudato, soprattutto per quanto riguarda il mondo prog.


Il doppio ascolto dicevo. Ogni tanto mi piacerebbe parlare della musica di Zuffanti con il massimo rigore possibile, alla ricerca di angoli bui, perché da critiche costruttive nascono opportunità di miglioramento, ma … mi riesce difficile. Nel mio giudizio non entra l’amore per il genere musicale, ma sono colpito dalla qualità - e quantità - di idee, tutte di forte impatto emozionale. L’istinto ha per me un ruolo primario, e afferrare il percorso vocale di Alessandro Corvaglia mentre viene “investito” dagli archi può portare a spasso nel tempo, seguendo coordinate spaziali e temporali ormai lontane, ma terribilmente attuali.
Ho accennato al vocalist perché nel corso dell’ascolto non ho risolto il dilemma della lingua:  se da un alto la versione italiana permette di comprendere al volo i dettagli delle liriche, il cantato inglese ha un fascino unico, quello che mi ha portato ad innamorarmi di band straniere quando ero un adolescente e di inglese sapevo ben poco.
Alternare l’ascolto può essere un buon compromesso.
Ma un album come “Le Porte Del Domani” non può nascere senza reale lavoro di squadra e oltre ai due già nominati, Zuffanti e Corvaglia, occorre evidenziare l’importanza delle tastiere di Agostino Macor - coautore di un brano, il gioco ritmico di Mau Di Tollo -  coautore dei testi - e i passaggi eleganti e misurati del flauto di Andrea Monetti.
Un’altra segnalazione d’obbligo quella relativa alle partecipazioni di Martin Grice, flauto e sax, e di Laura Marsano alla chitarra solista.
Un tuffo nel passato ed uno sguardo al futuro, con la speranza che il lieto fine auspicato  ne “Le Porte Del Domani” sia uno stimolo alla riflessione e all’azione positiva… la musica ha anche questo potere.

E crollano ogni odio ed egoismo
Nella quiete che ritorna
Tutto quanto trova la sua pace
I due pianeti brillano nel cielo
E’ nato l’Uomo Nuovo alle porte del Domani




LA MASCHERA DI CERA

Alessandro Corvaglia: Voce solista, chitarra
Maurizio Di Tollo: Batteria, cori
Agostino Macor: Tastiere
Andrea Monetti: Flauto
Fabio Zuffanti: Basso


Info: 

mercoledì 19 dicembre 2012

"The rime of the ancient mariner" al Teatro Verdi


Era il mese di maggio quando l’ultimo progetto di Fabio Zuffanti veniva presentato ufficialmente a Savona.
HÖSTSONATEN - The rime of the ancient mariner, Charter One, nasce molti anni prima, ma per la maturazione perfetta occorre sempre aspettare il momento giusto, e quando si parla di qualità e di ricerca della perfezione il fattore tempo è solo uno dei tanti aspetti con cui occorre fare i conti, ma non il più importante.
Qualche mese fa raccontavo così il mio sentimento post ascolto:


Il 16 dicembre, The rime…” è diventato ancora qualcosa di diverso, un contenitore di cui essere orgogliosi, e oggi ha trovato ulteriore conferma quella mia affermazione che evidenziava l’importanza di nascere al posto giusto nel momento giusto, tesa a sottolineare cosa avrebbe potuto suscitare un’ opera teatrale simile  - perché è questa l’evoluzione - se fosse stata messa in scena quarant'anni fa.
La location scelta per il debutto è il Teatro Verdi di Sestri Ponente, Genova, spazio che fa registrare un grande numero di presenti, non solo provenienti dal mondo del prog. E in effetti lo spettacolo non aveva i presupposti dell’elitarietà, essendo riassunto di arti differenti: musica, canto, danza, recitazione, immagini e colori, il tutto sotto l’attenta regia di Susanna Tagliapietra.
Band schierata in buona verticalità, per fornire ampio spazio ai tredici ballerini  -  e quattro vocalist - con l’unica eccezione, Luca Scherani, mago delle tastiere, posizionato a fondo palco.
Ma le magie colorate di vintage di Scherani hanno avuto un buon ausilio in termini di sezione archi/fiati per merito del flauto di Joanne Roan e del violino di Sylvia Trabucco, protagoniste in punta di piedi.
Sezione ritmica composta da Zuffanti e Mau Di Tollo, con Simone Ritorto alla chitarra elettrica.
Caratteristica dell’opera è l’utilizzo di quattro differenti vocalist che aiutano nella presentazione dei  quattro momenti narrativi.
Alessandro Corvaglia, Marco DogliottiGiammarco Farnè e Simona Angioloni,
The rime of the ancient mariner” è la trasposizione musicale del poema di Samuel Taylor Coleridge, e molto sarebbe andato perso se non fosse intervenuta una sorta di narrazione in lingua italiana, legame tra i vari blocchi musicali. Ma il canto in lingua inglese era d'obbligo.
Tutto è sembrato perfetto, emozionante, sintesi di ciò che si vorrebbe sempre vedere on stage, e per lunghi attimi mi è parso di tornare indietro nel tempo… potere della musica!




Inutile sottolineare i meriti del singolo, perché è il team teatrale che ha funzionato, e la soddisfazione dipinta sul volto di Fabio Zuffanti, a fine spettacolo, era la somma di mille sfaccettature, non tutte dichiarabili.

Le mie personali riflessioni mi hanno portato nel campo dell’educazione: ogni scuola che si rispetti dovrebbe avere la possibilità di vedere eventi del genere, comparandoli e decidendo se è bene sondare se esistono alternative al quotidiano.
Ho anche pensato che “The rime…” dovrebbe essere itinerante, pur essendo conscio delle difficoltà realizzative.
Mi sono poi chiesto se l’album” The rime…”, dopo un risultato simile, possa essere proposto come concerto a se stante, rinunciando a tutto ciò che al Verdi si è dimostrato essenziale.
Per questi piccoli-grandi quesiti esisteranno già alcune risposte e quindi attendiamo fiduciosi.
Grande spettacolo, e grande contributo tecnico da parte di Alessandro Mazzitelli e Rox Villa.

Poco prima dell’inizio del concerto, mentre ero in coda in biglietteria, un uomo anziano si è avvicinato al botteghino e ha chiesto quale film andasse in onda nel pomeriggio. Delusione sul suo volto alla scoperta che nessun movie sarebbe stato proiettato. Peccato, con un po’ più di coraggio avrebbe vissuto attimi indimenticabili… 
Fotografie di Enrico Rolandi